Il nuovo modello di interoperabilità

Il nuovo Modello di Interoperabilità rappresenta un asse portante del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, necessario per il funzionamento dell’intero Sistema informativo della PA. Il modello rende possibile la collaborazione tra pubbliche amministrazioni e tra queste e soggetti terzi, per mezzo di soluzioni tecnologiche che assicurano l’interazione e lo scambio di informazioni senza vincoli sulle implementazioni. 

Il nuovo Modello di Interoperabilità rende possibile la collaborazione tra Pubbliche amministrazioni e tra queste e soggetti terzi, per mezzo di soluzioni tecnologiche che assicurano l’interazione e lo scambio di informazioni senza vincoli sulle implementazioni, evitando integrazioni ad hoc, in particolare: 

  • abilita lo sviluppo di nuove applicazioni per gli utenti della PA; 
  • assicura, nel rispetto del diritto alla privacy, l’accesso ai dati della Pubblica amministrazione anche a soggetti terzi; 
  • è progettato in coerenza con i principi ancora validi declinati nello European Interoperability Framework (EIF) versione 2.066, pubblicato nel 2010 nell’ambito del programma Interoperability solutions for public administrations, businesses and citizens (ISA, dal 2016 ISA²) 

AgID, con la Circolare n. 1 del 9 settembre 2020 e i relativi allegati, ha definito la Linea di indirizzo sull’interoperabilità tecnica che tutte le pubbliche amministrazioni devono adottare al fine di garantire l’interoperabilità dei propri sistemi con quelli di altri soggetti e favorire l’implementazione complessiva del Sistema informativo della PA.   L’Agenzia per l’Italia Digitale è responsabile delle attività di governance con l’obiettivo di definire, condividere e assicurare l’aggiornamento continuo dei seguenti aspetti:  

  • l’insieme delle tecnologie che abilitano l’interoperabilità tra PA, cittadini e imprese;
  • i pattern di interoperabilità (interazione e sicurezza);  
  • i profili di interoperabilità.  

Tutte le amministrazioni devono aderire agli standard tecnologici ed utilizzare pattern e profili del nuovo Modello di interoperabilità, che consentirà di definire ed esporre Application Programming Interface (API) conformi agli standard consolidati anche in ambito EU.  Le API realizzate in conformità con il nuovo Modello di Interoperabilità garantiscono in particolare: 

  • tracciabilità delle diverse versioni delle API, allo scopo di consentire evoluzioni non distruttive (versioning); 
  • documentazione coordinata con la versione delle API (documentation); 
  • limitazioni di utilizzo collegate alle caratteristiche delle API stesse e della classe di utilizzatori (throttling); 
  • tracciabilità delle richieste ricevute e del loro esito (logging e accounting); 
  • un adeguato livello di servizio in base alla tipologia del servizio fornito (SLA); 
  • configurazione scalabile delle risorse. 

Il nuovo Modello di interoperabilità rappresenta un asse portante del Piano triennale per l'informatica nella PA 2020-2022.  Come stabilito nel Piano , l'Agenzia per l'Italia Digitale: 

  • fornisce un catalogo delle API e dei servizi disponibili con una interfaccia di accesso unica; 
  • rende disponibili appositi strumenti di cooperazione per agevolare la risoluzione di problematiche relative alle API; 
  • stabilisce e pubblica le metriche di utilizzo delle API. 

La Circolare n. 1 del 9 settembre 2020 aggiorna il Sistema pubblico di cooperazione (SPCoop) proseguendo nel processo di aggiornamento avviato con la determinazione AgID 219/2017, nelle more della predisposizione, ai sensi dell’articolo 71 del CAD, delle Linee Guida in materia.